martedì 14 febbraio 2017

Weekly Marketing Recap del 13 febbraio

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Adblock e l’Adv in affanno, Pinterest prova lo shopping interno, Google ci ri-prova con i siti AMP, Twitter chiude il 2016 bene, ma non benissimo

 

Torna, come ogni lunedì, la weekly marketing recap, ovvero la summa delle news più importanti sul fronte del social media marketing e del digital marketing  della settimana scorsa. In particolare oggi ci occuperemo della trimestrale di Twitter, piuttosto deludente, delle AMP di Google, di Pinterest e di pubblicità online.

I conti di Twitter deludono

Twitter ha presentato il bilancio trimestrale di chiusura del 2016 e sebbene ci sia stato un incoraggiante aumento degli utenti attivi, +11% rispetto all’anno scorso, un aumento a “doppia cifra” che non si vedeva da tempo, non c’è stato un adeguato aumento dei ricavi, solo l’1% in più rispetto all’anno scorso, quando nello stesso periodo nel 2016 invece era stato di ben il 48%.

Ciò ha portato ad una perdita di valore delle sue azioni del 10%.

Nel frattempo Twitter ha implementato un filtro per evitare abusi o risposte di bassa qualità ai tweet e un maggiore controllo per evitare che gli utenti bannati si possano re-iscrivere alla piattaforma.

Basterà per fare in modo che gli utenti restino più tempo sul Social Network?

Google fa una leggera retromarcia sulle AMP

AMP, ovvero Accelerated Mobile Pages, è una tecnologia di Google che permette di creare delle pagine web incredibilmente veloci a caricarsi, rese disponibili direttamente dalla SERP e che puntano a migliorare il traffico da mobile dei siti web.

Il funzionamento è piuttosto semplice, in quanto il sito che intende creare delle pagine AMP non deve far altro che inserire del codice nelle pagine del proprio sito in modo che Google “prenda” quella pagina e la immagazzini all’interno dei propri server.

In questo modo rende l’esperienza dell’utente che cerca informazioni tramite il proprio Smartphone molto più agevole.

Tuttavia, per la modalità con cui funziona AMP, i siti internet che utilizzano la tecnologia non hanno nessun ritorno in termini di visite al proprio sito internet, in quanto il click che viene effettuato dall’utente resta sui server di Google e da lì, con tutta probabilità, esce.

L’azienda di Mountain View ha deciso quindi di fare una leggera marcia indietro e rendere il link originale della pagina visibile.

weekly marketing recap 13 febb google1

In questo modo l’utente ha più possibilità di andare sul sito da cui la pagina è tratta o poter in ogni caso condividere il link originale e non il link AMP.

Maps si aggiorna e rende più utilizzabile le funzioni relative ai trasporti e ai locali

Chi si sposta spesso tramite i servizi pubblici conoscerà l’utilità della funzione riguardante la possibilità di verificare, prima della partenza, dove e quando poter prendere il servizio di trasporto pubblico più vicino, offerto da Google Maps.

Una funzione, infatti, che tramite l’uso di dati open è in grado di fornire la durata di un tragitto in città.

Ma è una funzione molto meno usabile se la necessità ci impone di trovare al più presto la fermata e gli orari dei servizi più vicini, in quanto prima si deve perdere del tempo ad indicare una meta da raggiungere etc…

Google ha rilasciato (per ora solo su Android) la possibilità di verificare in ogni momento la fermata e gli orari dei servizi pubblici più vicini, grazie a delle nuove icone posizionate in basso sull’applicazione.

weekly marketing recap 13 febb google3

Oltre alle informazioni relative ai mezzi pubblici, grazie alle nuove icone si possono trovare anche le informazioni relative ai luoghi pubblici più vicini o sulla situazione del traffico in quel momento nella zona.

Un modo quindi per rendere alcune informazioni più facili da trovare per l’utente.

Più di 600 milioni di device utilizzano ora Adblock

Secondo una ricerca di PageFair circa l’11% del totale degli utenti connessi nel mondo utilizza un adblock per evitare di vedere i banner pubblicitari sui siti web.

Corrispondono a 600 milioni di device connessi.

Un numero che è aumentato di circa il 30% rispetto all’anno scorso e una problematica che si acuisce per i siti di news di tutto il mondo, abituati a contare sull’indotto generato dalla visite degli utenti.

Ora tutto il settore deve quindi ri-definire la modalità con cui poter recuperare l’introito già perso e che si perderà sempre più nei prossimi anni.

Più della metà del traffico internet mondiale non è umano

Secondo una ricerca di Imperva, più della metà del traffico su internet è generato da bot.

La buona notizia è che secondo la ricerca è aumentato molto il traffico di “bot buoni” ed è diminuito quello di “bot cattivi” (sebbene siano ancora in vantaggio).

weekly marketing recap 13 febb bot

I bot buoni sono quelli che monitorano il web, come gli “spider” di Google, i “bot cattivi” sono quelli che rubano contenuti, che creano pagine spam per intercettare i dati degli utenti, etc.

 

Pinterest presenta un nuovo strumento per trovare oggetti partendo dalle immagini

Pinterest ha presentato Lens, una nuova funzione integrata nell’app di Pinterest, attualmente in beta, che permette, a partire dalla camera del proprio smartphone, di effettuare una ricerca fra i pin per trovare l’oggetto inquadrato online.

weekly marketing recap 13 febb pint

Lens per il momento, dice l’azienda, funziona molto bene per oggetti per la casa, abbigliamento o cibo.

Ovviamente invece che partire da un oggetto che si vede nel “mondo reale” si può partire anche da un Pin, grazie alla funzione “Instant Idea”, e trovare tutti i pin correlati con quello selezionato.

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Inoltre, ora si possono anche comprare gli oggetti direttamente da Pinterest, grazie alla funzione Shop the Look.

Gli articoli da leggere

Su socialmediamarketing.it un utilissimo riassunto di tutto quello che è cambiato nell’algoritmo di Facebook nel 2017 (e che anche noi vi abbiamo raccontato di settimana in settimana nelle nostre weekly). Per i più distratti!

Dario Ciracì su WebinFermento commenta una ricerca sul content marketing e su quanto, per chi ha iniziato a investire in questo approccio, abbia portato benefici. La ricerca è riferita agli USA, ma come sappiamo è solo questione di tempo per quanto riguarda il nostro Paese!

 


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Fonte: https://blog.leevia.com/news-digital-marketing/weekly-marketing-recap-del-13-febbraio/

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WordPress SEO by Yoast è veramente il male?

Sto affrontando un terreno pericoloso. Ma sono un blogger attento, quindi procedo con definizioni chiare. Inizio con questo passaggio: per fare una buona ottimizzazione SEO WordPress non hai bisogno di plugin. O meglio, non è l’estensione che ti permette di ottenere il risultato. Ma è pur vero che plugin come All in One SEO Pack e WordPress SEO by Yoast offrono comodità difficili da ignorare.

Delle comodità, appunto. Un vero esperto SEO non ti dirà mai che è il plugin a fare la SEO. È il professionista a farla, è la sua abilità nell’analisi e nella ricerca a dettare la linea. E a trovare la strada migliore per ottenere determinati risultati. Quindi i plugin sono strumenti al servizio della mano umana.

L’arrivo di WordPress SEO by Yoast

Poi è arrivato il semaforo di Yoast, un surrogato di quella che dovrebbe essere la buona ottimizzazione on page della pagina web. Se sbagli (secondo il plugin) ti becchi il rosso, se fai bene vai sul verde. In qualche caso sull’arancione.

Qui è iniziato il dramma, i SEO ne sfornano una al giorno per stigmatizzare questo strumento demoniaco. Chi si vanterà di aver raggiunto il massimo punteggio sul plugin verrà crocifisso in una sala mensa di fantozziana memoria.

Sembra quasi una macchia, qualcosa da nascondere. C’è gente che usa di nascosto WordPress SEO by Yoast, lo zoccolo duro grida a gran voce: “Io non ne ho bisogno”. Ma è così? Io voglio relativizzare il contributo dell’estensione: è uno strumento ottimo per risolvere problemi non banali e mettere a punto dei dettagli interessanti.

Non voglio che la mia scrittura sia influenzata da un semaforo sordo a qualsiasi alternativa, ma non posso salvare niente? Tutto quello che dice Yoast è sbagliato? È il male sceso in terra?

La leggibilità secondo Yoast

Inizio dal check dedicato alla leggibilità. Yoast individua una serie di passaggi per ottenere un testo leggero, fluido e scorrevole: paragrafi non impegnativi in termini di lunghezza, frasi con meno di 20 parole e massimo 300 elementi tra i titoli. Cosa dicono i manuali dedicati alla scrittura online?

In linea di massima è così. Lo stesso David Ogilvy lasciava questo passaggio: usa parole brevi, frasi brevi, paragrafi brevi. Ma è sempre valido tutto questo? No, molto dipende dal tipo di testo. Un tutorial può seguire lo schema, ma una narrazione o un articolo di opinione può andare oltre questi punti.

wordpress seo by yoast - leggibilità

Il semaforo della leggibilità secondo Yoast.

Soprattutto quelli che indicano delle cifre precise, difficile rimanere nei recinti quando si parla di scrittura. Anche il numero di parole all’interno della frase mi spaventa: vero, dobbiamo puntare alla sintesi. Ma al tempo stesso c’è un ritmo da gestire. La scrittura è anche gestione delle lunghezze e delle distanze. Non sempre la frase minimal funziona, questo è un fatto.

Da leggere: come migliorare la leggibilità online

Tag title e meta description

Passiamo all’ottimizzazione SEO, al semaforo di Yoast. E iniziamo con due elementi: tag title e meta description. Cosa ci dice il plugin in questi casi? Due pallini per voce, la lunghezza e la presenza della keyword nel testo. Sono indici necessari? Dipende, sono aspetti da valutare.

Ritengo utile l’alert che ti impedisce di creare dei testi troppo lunghi nella description. Rischi di presentare un contenuto troncato nella serp. Allo stesso modo può essere decisiva l’indicazione che ti permette di evitare stringhe brevi. L’idea è quella di sfruttare al massimo questo spazio.

La situazione si complica con il tag title. Spesso il titolo vuole incuriosire, diventare un aggancio per portare il lettore verso il contenuto. Va bene avere un riferimento per evitare titoli SEO troppo lunghi, ma a volte puoi ignorare l’avviso inverso. Rispetto alla keyword, invece, il pallino verde può essere un alert: se il tuo obiettivo è posizionarti per quella parola chiave, è utile metterla nel tag title.

Permalink della pagina

Un altro elemento del semaforo: il permalink. Anche in questo caso l’attenzione è dedicata alla lunghezza e alla presenza della keyword. Ora pensa alla definizione di indirizzo web secondo la guida ufficiale di Google, documento centrale per chi lavora in questo universo. Devi creare:

URL semplici da capire comunicano meglio i tuoi contenuti (…). Se il tuo URL contiene parole rilevanti, fornisce agli utenti e ai motori di ricerca più informazioni sulla pagina.

Il suggerimento di Yoast è corretto in linea di principio: l’URL deve essere breve, semplice e capace di descrivere il contenuto. Avere la keyword più importante in questo passaggio può essere utile per comunicare a Google e agli utenti il tema. Confermo la capacità di Yoast di diventare un reminder. Meno d’accordo su come il plugin tratta le stop word, sempre con eccessiva fermezza.

H2 con focus keyword

Un passaggio che puzza di forzatura. Gli H2 sono i titoli che definiscono i vari argomenti dell’articolo. Sono fondamentali per garantire la leggibilità del testo e possono fare la differenza quando li abbini al plugin Table Of Content Plus perché creano un menu interno comodo e gradito agli occhi di Google.

Necessario? Non necessario? A volte vedo delle acrobazie per forzare la focus keyword in questo testo… Io la vedo così: usa questi H2 (ma anche gli H3 e gli H4) per descrivere cosa stai esponendo.

I titoli servono a questo, a introdurre gli argomenti che le persone vogliono leggere. Cerca di scoprire, attraverso l’analisi delle query, cosa vogliono le persone e usa gli header per articolare la pagina.

Da leggere: come ottimizzare tag e categorie del blog

Presenza dei link nel testo

Yoast suggerisce di mettere almeno un link nel testo. Ma perché? Qual è il principio che mi posta a rispettare questa regola? Certo, le fonti sono importanti e lo stesso vale anche per i link interni. Ma perché devi per forza inserire un collegamento ipertestuale? Solo perché te lo ha detto il plugin?

Lunghezza del testo e keyword

Uno dei passaggi più interessanti del plugin WordPress SEO by Yoast: il testo. Qui trovi una serie di indicazioni da affrontare con cura. La prima riguarda la lunghezza, secondo il plugin l’articolo deve essere avere più di 300 parole. Questa indicazione ha creato malintesi infiniti, frotte di web writer vanno in giro portando come riferimento ufficiale 300 parole.

Un parametro inutile. Quanto deve essere lungo un articolo? Devi scrivere il giusto, la quantità necessaria per affrontare un tema nel miglior modo possibile. Ad esempio, devi pubblicare una news con pochi dettagli ma con un potenziale infinito in termini di tempestività: cosa fai? Rispetti le 300 parole? D’altro canto, superare questa soglia ti mette al sicuro dalle critiche? Non credo.

Poi arriva il vero scandalo: la ricorrenza della keyword. Oggi, nel 2017, su Yoast c’è la spunta verde sulla percentuale di parole chiave ripetute nel testo. Allora, ti dico subito: ignora questa storia, è inutile e dannosa per la buona scrittura online.

Quante volte deve essere ripetuta la keyword? Il numero giusto per affrontare l’articolo con chiarezza. Senza ammorbare il pubblico con continue ridondanze. E quanto deve essere lungo il post? Devi esaurire l’argomento senza annoiare e senza lasciare punti insoluti.

Ottimizzazione SEO delle immagini

WordPress SEO by Yoast ci ricorda la presenza del testo alternative tra i fattori dell’ottimizzazione delle immagini. L’aspetto interessante: ti avvisa dell’assenza di questo elemento in una o più immagini. Questa è una cosa buona, un passaggio che può essere d’aiuto a chi inizia a lavorare con il blogging. Anche qui però si rischiano forzature: non dimenticare che il testo Alt è pensato per gli ipovedenti.

Non hai messo la focus keyword?

WordPress SEO by Yoast bacchetta e bolla con il colore rosso il blogger che non inserisce la focus keyword. E che quindi non prende una decisione in merito la parola chiave da ottimizzare. Questo vuol dire che, in base alla sua ottica, ogni articolo dovrebbe avere un obiettivo di posizionamento.

Ma anche no. Ti faccio un esempio: articolo dedicato al caso Moncler. Descrivo la strategia (anzi, l’assenza di strategia) di questo brand nel momento in cui è stato attaccato dal programma Report e conquisto internet: 50.000 visite in un giorno, una cascata di link da siti autorevoli, 10.000 condivisioni su Facebook, 50 euro di Adsense. E un bel po’ di brand awareness.

Un caso di newsjacking? Una buona gestione del timing? Può essere, ma cosa devo mettere nella focus keyword di Yoast? Moncler? Devo ottimizzare l’articolo con la parola chiave Moncler? Per ottenere cosa? Ci possono essere articoli che hanno come unico obiettivo sedimentare il rapporto con la community, alimentare la discussione, creare relazioni. Quindi quel pallino rosso è un affronto.

Da leggere: SEO copywriting, come usare le keyword

Buttiamo tutto di Yoast?

Giammai. Il semaforo è un elemento che trae in inganno e rischia di diventare un falso riferimento. Però Yoast non è solo questo, offre una serie di strumenti interessanti per migliorare il tuo blog e facilitare una serie di operazioni. Ad esempio ti consente di aggiungere un testo nel feed rss per inserire una firma o magari un link (utile quando gli aggregatori rubano i contenuti).

wordpress seo by yoast - twitter card

Attivare le Twitter Card con Yoast.

Inoltre con questo plugin puoi gestire al meglio tag title e description di tutte le pagine del blog, anche di tag e categorie. Inoltre puoi attivare le Twitter Card, fondamentali per aumentare le visite, e aggiungere un’immagine di default per le condivisioni social, da usare quando viene condivisa la home page una pagina senza visual. Ci sono tante funzioni di Yoast che possono fare la differenza.

Il semaforo di Yoast non è il male

No, non è il male. Però può diventare pericoloso per chi sta muovendo i primi passi in questo settore. Può essere il peggior nemico del blogger. Il problema nasce quando lo si usa senza accendere il cervello, guardandolo come fine e non come tool raffinato ma non paragonabile alla complessità di Google: puoi avere anche una marea di semafori rossi e posizionarti senza problemi.

È fondamentale contestualizzare questo strumento e usarlo per quello che è veramente: un plugin in mano a persone che lo devono usare con competenza. Avere tutti i punti verdi non ti aiuterà a posizionarti, soprattutto se hai inserito una focus keyword inutile.

A cosa serve avere il via libera da Yoast con la parola chiave “Facebook”? A niente, una pura illusione. Io WordPress SEO by Yoast lo uso come semplice checklist, per inserire tag title e description che preferisco e poi sfrutto le funzioni avanzate che mi permettono di lavorare sui social. Sei d’accordo?

Ciao! WordPress SEO by Yoast è veramente il male? è un post scritto da Riccardo Esposito. Scarica l'e-book gratuito "Keep Calm and Write" e seguimi su Google Plus.



Fonte: http://www.mysocialweb.it/2017/02/13/wordpress-seo-yoast-e-veramente-il-male/

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Zecca dello Stato Concorsi per 23 Tecnici a Roma e Foggia

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Investimenti e nuove assunzioni proprio mentre si palesa lo spettro della “concorrenza” dello stabilimento di Verrés, in Valle d’Aosta. Le targhe continueranno ad essere prodotte in Capitanata.

Concorsi Zecca dello statoLe notizie trapelate nei giorni scorsi dal Poligrafico di Foggia fanno ben sperare per il rilancio dello stabilimento. I nuovi investimenti sulle linee produttive, infatti, ammonterebbero a 52 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 20 milioni circa per riqualificare i capannoni ormai obsoleti e bonificare il parco paglia. Soldi freschi che dovranno dare nuova linfa all’impianto realizzato negli anni Trenta.

Durante l’ultimo incontro tra l’amministratore delegato dell’Ipzs, Paolo Aielli, i sindacati e il consigliere di amministrazione Michele Vaira, sarebbero emerse notizie confortanti.

 

Tra le novità impiantistiche previste, c’è la macchina olografica per le carte speciali e una seconda macchina continua per la produzione di carta filigranata. Inoltre, in via del Mare verrà implementata una seconda unità di Disaster-Recovery, centro di custodia dei dati sensibili.

 

Tutto questo porterà a nuove assunzioni, come riferito dall’amministratore delegato. Si tratta di 25 inserimenti in organico da effettuare, presumibilmente, all’inizio del 2017. Prima bisognerà completare però la selezione tra 130 aspiranti e risolvere il nodo dei 29 giovani assunti un anno fa (a tempo determinato) che non potranno essere stabilizzati fino al 2018, per via dei vincoli predisposti dal decreto Madia. I sindacati, per il momento, sembrano soddisfatti del “piano” varato dopo l’allarme del trasferimento delle produzioni al Nord. Ma restano molte criticità da risolvere nel breve periodo per dimostrare la volontà politica reale dell’impegno sullo sviluppo della cartiera di Foggia.

 

Al Momento sono diversi i Concorsi in scadenza a fine mese per le nuove Assunzioni alla Zecca dello Stato, che vi riepiloghiamo qui:

  • 3 GEOMETRI
  • 3 PERITI ELETTRICI
  • 3 PERITI MECCANICI
  • 2 PROGETTISTI EDILI
  • 2 PROGETTISTI ELETTROTECNICI
  • 2 PROGETTISTI IDRICO-MECCANICI
  • 2 PROGETTISTI PREVENZIONE INCENDI
  • 1 PROGETTISTA STRUTTURALE
  • 1 DISEGNATORE GRAFICO
  • 1 RESPONSABILE DELLA SICUREZZA E AMBIENTE
  • 3 ADDETTI SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE

 

Tutti gli interessati alle future assunzioni presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato possono collegarsi alla pagina Lavora con noi della società, da cui visionare le posizioni aperte ed inviare il curriculum vitae tramite l’apposito form online. Le Candidature vanno inviate entro il 23 Febbraio 2017

www.ipzs.it/ext/offertelavoropubblicate.do

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Fonte: http://www.circuitolavoro.it/88788/zecca-dello-stato-concorsi-2017